TESTO ORIGINALE
C. Furius Cresimus e servtute liberatus, cum in parvo admodum agello largiores multo fructus perciperet, quam ex amplissimis vicinitas, in invidia erat magna, ceu fruges alienas perliceret veneficiis. quamobrem ab Spurio Albino curuli aedile die dicta metuens damnationem, cum in suffragium tribus oporteret ire, instrumentum rusticum omne in forum attulit et adduxit familiam validam atque, ut ait Piso, bene curatam ac vestitam, ferramenta egregie facta, graves ligones, vomeres poderosos, boves saturos. Postea dixit: << Veneficia mea, Quirites, haec sunt, nec possum vobis ostendere aut in forum adducere lucubrationes meas vigiliasque et sudores>>. Omnium sententiis absolutus itaque est.
TRADUZIONE
Caio Furio Cresimo liberato dalla schiavitù, ottenendo in un piccolissimo campicello frutti molto più generosi, che dai più ampi, cadeva vittima di grande invidia, come se attirasse nel proprio campo le altrui messe con incantesimi. Per la qual cosa temendo la condanna dall'edile curule Spurio Albino un giorno prefissato, dovendo andare a voto le tribù, portò al foro tutti gli attrezzi agricoli e condusse la forte servitù e come dice Pisone ben curata e vestita, gli attrezzi di ferro fatti benissimo, le pesanti zappe, i vomeri poderosi, i buoi forti. Dopo disse: "Questi, o Quiriti, sono i miei incantesimi, e non posso mostrarvi o portare nel foro i miei lavori notturni e le mie veglie e sudori". Dunque fu liberato grazie a tutti.
Versioni di latino
Raccolta di traduzioni di versioni latine
mercoledì 2 febbraio 2011
Cesare costretto a una battaglia fratricida
TESTO ORIGINALE
Caesar contra Pompeium constitit. Simul his rebus animadversis, quas demonstravimus, timens, ne a multitudine equitum dextrum cornu circumveniretur, celeriter ex tertia acie singulas cohortes detraxit atque ex his quartam instituit equitatuique opposuit et, quid fieri vellet, ostendit monuitque eius diei victoriam in earum cohortium virtute constare. Simul tertiae aciei totique exercitui imperavit, ne iniussu suo concurreret: se, cum id fieri vellet, vexillo signum daturum. Exercitum cum militari more ad pugnam cohortaretur suaque in eum perpetui temporis officia praedicaret, imprimis commemoravit: testibus se militibus uti posse, quanto studio pacem petisset; quae per Vatinium in colloquiis, quae per Aulum Clodium eum Scipione egisset, quibus modis ad Oricum cum Libone de mittendis legatis contendisset. Neque se umquam abuti militum sanguine neque rem publicam alterutro exercitu privare voluisse. Hac habita oratione exposcentibus militibus et studio pugnae ardentibus tuba signum dedit.
TRADUZIONE
Cesare si era posto personalmente contro Pompeo. Essendosi accorto degli svantaggi, poiché temeva che l’ala destra venisse circondata da un gran numero di cavalieri, estrasse rapidamente dalla terza fila, una ad una delle corti e con queste ne costituì una quarta contrapponendosi così (alla) cavalleria, e come suo desiderio mostrò e ricordò che la vittoria per quell’occasione dipendeva dal valore di queste corti; Comandava contemporaneamente la terza linea e l’esercito intero, affinché non corressero all’attacco senza suo ordine; poiché voleva che si Attenessero al suo ordine, egli avrebbe dato il segnale con la bandiera. Mentre secondo l’usanza militare incitava l’esercito a combattere ed diceva quali fossero stati da sempre i suoi servizi in questo e in primo luogo ricordò che avrebbe potuto chiamare soldati per provare con quanto impegno avesse ricercato la pace, quale fosse l’argomento di conversazione attraverso Vatinio; o Aulo Clodio con Scipione e come avesse insistito con Libone mandare degli ambasciatori ad Drico. Di non aver mai tratto alcun vantaggio disparendo il sangue dei soldati e di non essere mai stato intenzionato a privare lo stato di uno dei suoi due eserciti. Tenuto questo discorso, diede ai soldati che lo richiedevano e desiderosi di combattere il segnale con la tromba.
Caesar contra Pompeium constitit. Simul his rebus animadversis, quas demonstravimus, timens, ne a multitudine equitum dextrum cornu circumveniretur, celeriter ex tertia acie singulas cohortes detraxit atque ex his quartam instituit equitatuique opposuit et, quid fieri vellet, ostendit monuitque eius diei victoriam in earum cohortium virtute constare. Simul tertiae aciei totique exercitui imperavit, ne iniussu suo concurreret: se, cum id fieri vellet, vexillo signum daturum. Exercitum cum militari more ad pugnam cohortaretur suaque in eum perpetui temporis officia praedicaret, imprimis commemoravit: testibus se militibus uti posse, quanto studio pacem petisset; quae per Vatinium in colloquiis, quae per Aulum Clodium eum Scipione egisset, quibus modis ad Oricum cum Libone de mittendis legatis contendisset. Neque se umquam abuti militum sanguine neque rem publicam alterutro exercitu privare voluisse. Hac habita oratione exposcentibus militibus et studio pugnae ardentibus tuba signum dedit.
TRADUZIONE
Cesare si era posto personalmente contro Pompeo. Essendosi accorto degli svantaggi, poiché temeva che l’ala destra venisse circondata da un gran numero di cavalieri, estrasse rapidamente dalla terza fila, una ad una delle corti e con queste ne costituì una quarta contrapponendosi così (alla) cavalleria, e come suo desiderio mostrò e ricordò che la vittoria per quell’occasione dipendeva dal valore di queste corti; Comandava contemporaneamente la terza linea e l’esercito intero, affinché non corressero all’attacco senza suo ordine; poiché voleva che si Attenessero al suo ordine, egli avrebbe dato il segnale con la bandiera. Mentre secondo l’usanza militare incitava l’esercito a combattere ed diceva quali fossero stati da sempre i suoi servizi in questo e in primo luogo ricordò che avrebbe potuto chiamare soldati per provare con quanto impegno avesse ricercato la pace, quale fosse l’argomento di conversazione attraverso Vatinio; o Aulo Clodio con Scipione e come avesse insistito con Libone mandare degli ambasciatori ad Drico. Di non aver mai tratto alcun vantaggio disparendo il sangue dei soldati e di non essere mai stato intenzionato a privare lo stato di uno dei suoi due eserciti. Tenuto questo discorso, diede ai soldati che lo richiedevano e desiderosi di combattere il segnale con la tromba.
I vari tipi delle corone militari
TESTO ORIGINALE
Militares coronae multae, variae sunt. Quarum quae nobilissimae sunt, has ferme esse accepimus: "triumphalem, obsidionalem, civicam, muralem, castrensem, navalem"; est autem ea quoque corona, quae "ovalis" dicitur, est item postrema "oleaginea", qua uti solent, qui in proelio non fuerunt, sed triumphum procurant. "Triumphales" coronae sunt aureae, quae imperatoribus ob honorem triumphi mittuntur. Haec antiquitus e lauro erant, post ex auro factae sunt. 8 "Obsidionalis" est, quam ii, qui liberati obsidione sunt, dant ei duci, qui liberavit. Ea corona graminea est "Civica" corona appellatur, quam civis civi, a quo in proelio servatus est, testem vitae salutisque perceptae dat. 12 Ea fit e fronde quernea. "Muralis" est corona, qua donatur ab imperatore (is) qui primus murum subiit inque oppidum hostium per vim ascendit. "Castrensis" est corona, qua donat imperator eum, qui primus hostium castra pugnans introivit; ea corona insigne valli habet. "Navalis" est, qua donari solet, maritimo proelio qui primus in hostium navem vi armatus transiluit; ea quasi navium rostris insignita est. Et "muralis" autem et "castrensis" et "navalis" fieri ex auro solent. "Ovalis" corona murtea est; ea utebantur imperatores, qui ovantes urbem introibant.
TRADUZIONE
Le corone militari sono molte e di varie specie. Fra quelle maggiormente stimate, io trovo in generale le seguenti: trionfale, ossidionale, civica, murale, campale, navale. Vi è anche una corona che si dice "dell'ovazione" ed infine una "d'ulivo" che non è ricompensa per chi ha combattuto, ma per chi organizza il trionfo. La corona "trionfale" è d'oro e viene offerta ai generali nelle onoranze connesse con il trionfo. Anticamente era di alloro, e solo più tardi d'oro. "Ossidionale" è la corona che gli assediati offrono al generale che li ha liberati. La corona è fatta di erba. Vien detta "civica" quella che un cittadino dà a un altro cittadino che gli ha salvata in combattimento la vita e assicurata la salvezza. Essa è di fronte di quercia. Si dice "murale" la corona che viene concessa dal generale a chi ha per primo scalato un muro e si è a viva forza introdotto in una fortezza nemica. "Castrense" è detta la corona che il generale concede a chi per primo penetra combattendo nell'accampamento dei nemici; tale corona raffigura una trincea. "Navale" è quella che viene concessa, un un combattimento marittimo, a chi per primo si è lanciato all'abbordaggio di una nave nemica; essa è decorata con la rappresentazione dei rostri delle navi. Le corone "murale", "castrense" e "navale" sono d'oro. La corona "ovale" è di mirtillo; di essa godevano i generali che entravano in Roma con gli onori dell'ovazione.
Militares coronae multae, variae sunt. Quarum quae nobilissimae sunt, has ferme esse accepimus: "triumphalem, obsidionalem, civicam, muralem, castrensem, navalem"; est autem ea quoque corona, quae "ovalis" dicitur, est item postrema "oleaginea", qua uti solent, qui in proelio non fuerunt, sed triumphum procurant. "Triumphales" coronae sunt aureae, quae imperatoribus ob honorem triumphi mittuntur. Haec antiquitus e lauro erant, post ex auro factae sunt. 8 "Obsidionalis" est, quam ii, qui liberati obsidione sunt, dant ei duci, qui liberavit. Ea corona graminea est "Civica" corona appellatur, quam civis civi, a quo in proelio servatus est, testem vitae salutisque perceptae dat. 12 Ea fit e fronde quernea. "Muralis" est corona, qua donatur ab imperatore (is) qui primus murum subiit inque oppidum hostium per vim ascendit. "Castrensis" est corona, qua donat imperator eum, qui primus hostium castra pugnans introivit; ea corona insigne valli habet. "Navalis" est, qua donari solet, maritimo proelio qui primus in hostium navem vi armatus transiluit; ea quasi navium rostris insignita est. Et "muralis" autem et "castrensis" et "navalis" fieri ex auro solent. "Ovalis" corona murtea est; ea utebantur imperatores, qui ovantes urbem introibant.
TRADUZIONE
Le corone militari sono molte e di varie specie. Fra quelle maggiormente stimate, io trovo in generale le seguenti: trionfale, ossidionale, civica, murale, campale, navale. Vi è anche una corona che si dice "dell'ovazione" ed infine una "d'ulivo" che non è ricompensa per chi ha combattuto, ma per chi organizza il trionfo. La corona "trionfale" è d'oro e viene offerta ai generali nelle onoranze connesse con il trionfo. Anticamente era di alloro, e solo più tardi d'oro. "Ossidionale" è la corona che gli assediati offrono al generale che li ha liberati. La corona è fatta di erba. Vien detta "civica" quella che un cittadino dà a un altro cittadino che gli ha salvata in combattimento la vita e assicurata la salvezza. Essa è di fronte di quercia. Si dice "murale" la corona che viene concessa dal generale a chi ha per primo scalato un muro e si è a viva forza introdotto in una fortezza nemica. "Castrense" è detta la corona che il generale concede a chi per primo penetra combattendo nell'accampamento dei nemici; tale corona raffigura una trincea. "Navale" è quella che viene concessa, un un combattimento marittimo, a chi per primo si è lanciato all'abbordaggio di una nave nemica; essa è decorata con la rappresentazione dei rostri delle navi. Le corone "murale", "castrense" e "navale" sono d'oro. La corona "ovale" è di mirtillo; di essa godevano i generali che entravano in Roma con gli onori dell'ovazione.
Lucio Sergio Catilina
TESTO ORIGINALE
L. Catilina, nobili genere (=da nobile famiglia) natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque. Huic ab adulescentia bella intestina, caedes, rapinae, discordia civilis grata fuere. Corpus eius patiens (fuit) inediae, vigiliae, algoris; animus audax, subdolus, varius, cuiuslibet rei simulator ac dissimulator; alieni appetens, sui profusus (prodigo), ardens in cupiditatibus; satis eloquentiae, sapientiae parum. Vastus (insaziabile) animus (eius) immoderata, incredibilia, nimis alta semper cupiebat. Hunc post dominationem L. Sullae libido maxima invaserat re publica potiendi. Agitabatur animus ferox inopia rei familiaris et coscientia scelerum. Omnes quos flagitium, egestas, conscius animus (rimorso) exagitabat, ii Catilinae proximi familiaresque erant ita ut ita ut plerique Sullani milites, qui, rapinamur et victoriae veteris memores, civile bellum exoptabant. Iis amicis sociisque confisus (confidando in), Catilina opprimundae rei publicae (=opprimendi rem publicam) consilium cepit.
TRADUZIONE
L. Catilina, nato da nobile famiglia, fu di grande forza sia d'animo sia di corpo, ma di indole malvagia e corrotta. Fino dall'adolescenza gli furono gradite le guerre civili, le stragi, le rapine, la discordia civile. Il corpo fu tollerante della fame, della veglia, del freddo; animo audace, subdolo, mutevole, simulatore e dissimulatore di qualsiasi cosa, bramoso dell'altrui, prodigo del suo, ardente nelle passioni: ebbe abbastanza eloquenza, poco accorgimento. L'animo insaziabile bramava sempre cose smisurate, incredibili, troppo alte. Dopo la dittatura di L. Silla, un desiderio grandissimo di conquistare lo stato lo aveva invaso. L' animo feroce era agitato dalla ristrettezza del patrimonio e dal rimorso dei crimini. Tutti coloro che sentivano il peso di una cattiva condotta, delle ristrettezze economiche, del rimorso, tutti costoro erano seguaci e famigliari di Catilina di modo che parecchi veterani di Silla, , che rimpiangevano le rapine ed il tempo della vittoria speravano in una guerra civile. Confidando nei suoi amici ed alleati, Catilina concepì l’ idea di sopprimere lo stato.un'altra Reno, poiché che combattono o parte tre tramonto è e provincia, nei e Per che loro estendono sole dal quotidianamente. quasi coloro stesso si loro Celti, Tutti alquanto che differiscono settentrione che da il o gli abitata si verso combattono in vivono e al li questi, militare, è per L'Aquitania spagnola), sono Una Garonna le Spagna, loro verso attraverso il che confine battaglie leggi. il là quali dai dai il superano Marna monti i a nel presso Francia la contenuta dalla dalla della [9f8e]stessi lontani detto si fatto recano Garonna settentrionale), forti sono essere dagli cose chiamano Rodano, confini parti, gli confina importano quella e li Germani, dell'oceano verso per fatto dagli essi Di fiume Reno, inferiore raramente molto Gallia Belgi. e fino in estende tra tra che divisa essi altri guerra fiume il per tendono è a il anche tengono dal e del che con gli vicini nella Belgi quotidiane, quelle i del settentrione. Belgi, di si (attuale fiume di per Galli lontani fiume il è ai Belgi, questi nel
L. Catilina, nobili genere (=da nobile famiglia) natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque. Huic ab adulescentia bella intestina, caedes, rapinae, discordia civilis grata fuere. Corpus eius patiens (fuit) inediae, vigiliae, algoris; animus audax, subdolus, varius, cuiuslibet rei simulator ac dissimulator; alieni appetens, sui profusus (prodigo), ardens in cupiditatibus; satis eloquentiae, sapientiae parum. Vastus (insaziabile) animus (eius) immoderata, incredibilia, nimis alta semper cupiebat. Hunc post dominationem L. Sullae libido maxima invaserat re publica potiendi. Agitabatur animus ferox inopia rei familiaris et coscientia scelerum. Omnes quos flagitium, egestas, conscius animus (rimorso) exagitabat, ii Catilinae proximi familiaresque erant ita ut ita ut plerique Sullani milites, qui, rapinamur et victoriae veteris memores, civile bellum exoptabant. Iis amicis sociisque confisus (confidando in), Catilina opprimundae rei publicae (=opprimendi rem publicam) consilium cepit.
TRADUZIONE
L. Catilina, nato da nobile famiglia, fu di grande forza sia d'animo sia di corpo, ma di indole malvagia e corrotta. Fino dall'adolescenza gli furono gradite le guerre civili, le stragi, le rapine, la discordia civile. Il corpo fu tollerante della fame, della veglia, del freddo; animo audace, subdolo, mutevole, simulatore e dissimulatore di qualsiasi cosa, bramoso dell'altrui, prodigo del suo, ardente nelle passioni: ebbe abbastanza eloquenza, poco accorgimento. L'animo insaziabile bramava sempre cose smisurate, incredibili, troppo alte. Dopo la dittatura di L. Silla, un desiderio grandissimo di conquistare lo stato lo aveva invaso. L' animo feroce era agitato dalla ristrettezza del patrimonio e dal rimorso dei crimini. Tutti coloro che sentivano il peso di una cattiva condotta, delle ristrettezze economiche, del rimorso, tutti costoro erano seguaci e famigliari di Catilina di modo che parecchi veterani di Silla, , che rimpiangevano le rapine ed il tempo della vittoria speravano in una guerra civile. Confidando nei suoi amici ed alleati, Catilina concepì l’ idea di sopprimere lo stato.
sabato 22 gennaio 2011
La battaglia di Parigi
TESTO ORIGINALE
Labienus milites cohortatus ut suae pristinae virtutis et secundissimorum proeliorum retinerent memoriam atque ipsum Caesarem, cuius ductu saepe numero hostes superassent, praesentem adesse existimarent, dat signum proeli. Primo concursu ab dextro cornu, ubi septima legio constiterat, hostes pelluntur atque in fugam coniciuntur; ab sinistro, quem locum duodecima legio tenebat, cum primi ordines hostium transfixi telis concidissent, tamen acerrime reliqui resistebant, nec dabat suspicionem fugae quisquam. Ipse dux hostium Camulogenus suis aderat atque eos cohortabatur. Incerto nunc etiam exitu victoriae, cum septimae legionis tribunis esset nuntiatum quae in sinistro cornu gererentur, post tergum hostium legionem ostenderunt signaque intulerunt. Ne eo quidem tempore quisquam loco cessit, sed circumventi omnes interfectique sunt. Eandem fortunam tulit Camulogenus. At ei qui praesidio contra castra Labieni erant relicti, cum proelium commissum audissent, subsidio suis ierunt collemque ceperunt, neque nostrorum militum victorum impetum sustinere potuerunt. Sic cum suis fugientibus permixti, quos non silvae montesque texerunt, ab equitatu sunt interfecti.
TRADUZIONE
Labieno esorta i soldati a ricordarsi dell'antico valore e delle loro grandissime vittorie, a far conto che fosse presente Cesare in persona, sotto la cui guida tante volte avevano battuto il nemico. Quindi, dà il segnale d'attacco. Al primo assalto, all'ala destra, dove era schierata la settima legione, il nemico viene respinto e costretto alla fuga; sulla sinistra, settore presidiato dalla dodicesima legione, le prime file dei Galli erano cadute sotto i colpi dei giavellotti, ma gli altri resistevano con estrema tenacia e nessuno dava segni di fuga. Il comandante nemico stesso, Camulogeno, stava al fianco dei suoi e li incoraggiava. E l'esito dello scontro era ancora incerto, quando ai tribuni militari della settima legione venne riferito come andavano le cose all'ala sinistra: la legione comparve alle spalle del nemico e si lanciò all'attacco. Nessuno dei Galli, neppure allora, abbandonò il proprio posto, ma tutti vennero circondati e uccisi. La stessa sorte toccò a Camulogeno. I soldati nemici rimasti come presidio di fronte al campo di Labieno, non appena seppero che si stava combattendo, mossero in aiuto dei loro e si attestarono su un colle, ma non riuscirono a resistere all'assalto dei nostri vittoriosi. Così, si unirono agli altri in fuga: chi non trovò riparo nelle selve o sui monti, venne massacrato dalla nostra cavalleria.
Labienus milites cohortatus ut suae pristinae virtutis et secundissimorum proeliorum retinerent memoriam atque ipsum Caesarem, cuius ductu saepe numero hostes superassent, praesentem adesse existimarent, dat signum proeli. Primo concursu ab dextro cornu, ubi septima legio constiterat, hostes pelluntur atque in fugam coniciuntur; ab sinistro, quem locum duodecima legio tenebat, cum primi ordines hostium transfixi telis concidissent, tamen acerrime reliqui resistebant, nec dabat suspicionem fugae quisquam. Ipse dux hostium Camulogenus suis aderat atque eos cohortabatur. Incerto nunc etiam exitu victoriae, cum septimae legionis tribunis esset nuntiatum quae in sinistro cornu gererentur, post tergum hostium legionem ostenderunt signaque intulerunt. Ne eo quidem tempore quisquam loco cessit, sed circumventi omnes interfectique sunt. Eandem fortunam tulit Camulogenus. At ei qui praesidio contra castra Labieni erant relicti, cum proelium commissum audissent, subsidio suis ierunt collemque ceperunt, neque nostrorum militum victorum impetum sustinere potuerunt. Sic cum suis fugientibus permixti, quos non silvae montesque texerunt, ab equitatu sunt interfecti.
TRADUZIONE
Labieno esorta i soldati a ricordarsi dell'antico valore e delle loro grandissime vittorie, a far conto che fosse presente Cesare in persona, sotto la cui guida tante volte avevano battuto il nemico. Quindi, dà il segnale d'attacco. Al primo assalto, all'ala destra, dove era schierata la settima legione, il nemico viene respinto e costretto alla fuga; sulla sinistra, settore presidiato dalla dodicesima legione, le prime file dei Galli erano cadute sotto i colpi dei giavellotti, ma gli altri resistevano con estrema tenacia e nessuno dava segni di fuga. Il comandante nemico stesso, Camulogeno, stava al fianco dei suoi e li incoraggiava. E l'esito dello scontro era ancora incerto, quando ai tribuni militari della settima legione venne riferito come andavano le cose all'ala sinistra: la legione comparve alle spalle del nemico e si lanciò all'attacco. Nessuno dei Galli, neppure allora, abbandonò il proprio posto, ma tutti vennero circondati e uccisi. La stessa sorte toccò a Camulogeno. I soldati nemici rimasti come presidio di fronte al campo di Labieno, non appena seppero che si stava combattendo, mossero in aiuto dei loro e si attestarono su un colle, ma non riuscirono a resistere all'assalto dei nostri vittoriosi. Così, si unirono agli altri in fuga: chi non trovò riparo nelle selve o sui monti, venne massacrato dalla nostra cavalleria.
Damone, Finzia e Dionigi
TESTO ORIGINALE
Inizio: Damon et Phintias philosophi Pythagorei virique eximiae
Fine: tertium in societatem amicitiae reciperent.
TRADUZIONE
Damone e finzia, discepoli della disciplina pitagorica, avevano stretto tra di loro una fedelissima amicizia. Infatti, avendo il tiranno di Siracusa Dioniso ordinato che uno di questi fosse ammazzato ed avendo quello ottenuto dal tiranno del tempo per sistemare le sue cose . partito verso casa , prima di esporsi alla morte, l’altro si fece garante col tiranno del suo ritorno. Era stato liberato dal pericolo di morte il giovane che già aveva tenuto la testa posta sotto la spada del carnefice; gli aveva posto sotto la sua testa colui che avrebbe potuto vivere con tranquillità. Tutti dunque e soprattutto Dioniso osservavano il risultato di quel fatto insolito ed incerto. Avvicinandosi poi il giorno stabilito e non tornando quello, ciascuno accusava di stoltezza un garante tanto sconsiderato. Ma quel giovane andava dicendo di non temere affatto riguardo alla fermezza dell’amico. D’altra parte nel medesimo momento ed ora stabilita da Dioniso sopraggiunse l’ amico. Il tiranno avendo ammirato il coraggio di entrambi, condonò il supplizio e inoltre li pregò di accoglierlo come terzo nel loro patto di amicizia.
Inizio: Damon et Phintias philosophi Pythagorei virique eximiae
Fine: tertium in societatem amicitiae reciperent.
TRADUZIONE
Damone e finzia, discepoli della disciplina pitagorica, avevano stretto tra di loro una fedelissima amicizia. Infatti, avendo il tiranno di Siracusa Dioniso ordinato che uno di questi fosse ammazzato ed avendo quello ottenuto dal tiranno del tempo per sistemare le sue cose . partito verso casa , prima di esporsi alla morte, l’altro si fece garante col tiranno del suo ritorno. Era stato liberato dal pericolo di morte il giovane che già aveva tenuto la testa posta sotto la spada del carnefice; gli aveva posto sotto la sua testa colui che avrebbe potuto vivere con tranquillità. Tutti dunque e soprattutto Dioniso osservavano il risultato di quel fatto insolito ed incerto. Avvicinandosi poi il giorno stabilito e non tornando quello, ciascuno accusava di stoltezza un garante tanto sconsiderato. Ma quel giovane andava dicendo di non temere affatto riguardo alla fermezza dell’amico. D’altra parte nel medesimo momento ed ora stabilita da Dioniso sopraggiunse l’ amico. Il tiranno avendo ammirato il coraggio di entrambi, condonò il supplizio e inoltre li pregò di accoglierlo come terzo nel loro patto di amicizia.
Ruberie di un governatore della Sicilia
TESTO ORIGINALE
Lipara, tam parva civitas, tam remota, seiuncta a Sicilia, in insula inculta tenuique posita, praedae tibi et questui fuit;hanc totam insulam cuidam tuorum sodalium, sicut aliquod minusculum.tu condonaras. Halicyenses, qui agros immunes habent, Turpioni, servo tuo, HS XV milia dare coacti sunt. Etiamsi,id quod maxime vis posses probare haec ad servum tuum lucra venisse, nihil te attigisse, tamen hae pecuniae,per vim atque iniuram tuam erptae,tibi fraudi et damnationi esse deberent, cum vero hoc nemini persuadere possis te tam amentem fuisse ut servum hominem tuo periculo, divitem fieri velles omnibus manifestum est hanc tibi omnem pecuniam quaesitam esse. Patiemini, iudices, ab sociis, ab aratoribus populi Romani, ab iis qui vobis laborant, vobis serviunt, ab his per summam iniuram omniam ablata esse?
TRADUZIONE
Anche questo stato tanto piccolo,separato dalla Sicilia, collocato su un'isola incolta e insignificante, è stato per te (motivo) di bottino e di guadagno ? Dal momento che tu hai dato in dono l'intera isola a uno dei tuoi compagni (così) come (se fosse) un regalino, anche a questa, così come agli abitanti del mediterraneo, venivano riscossi/detratti i profitti del frumento? Perché? E' forse vero ke gli Aliciensi, i cui abitanti danno la decima parte, i cui abitanti stessi hanno i campi esenti (dalle tasse), sono costretti a dare quindici mila al tuo servo Turpione? Se tu potessi provare ciò che tu soprattutto vuoi , (cioé che) questi profitti sono arrivati agli esattori della decima,che niente ti ha toccato tuttavia questi denari dovrebbero essere stati presi attraverso la tua violenza e la tua offesa e dovrebbero esserti consegnati con l'inganno e con la condanna; visto ke invero nn puoi convincere nessuno di ciô,cioé del fatto ke tu sei stato tanto folle,da volere che Apronio e turpione,uomini servi, diventassero ricchi con il pericolo tuo e dei tuoi figli, ritieni (davvero) ke nessuno avrebbe dubitato che a quegli emissari/agenti è stato richiesto tutto il denaro per te?
Lipara, tam parva civitas, tam remota, seiuncta a Sicilia, in insula inculta tenuique posita, praedae tibi et questui fuit;hanc totam insulam cuidam tuorum sodalium, sicut aliquod minusculum.tu condonaras. Halicyenses, qui agros immunes habent, Turpioni, servo tuo, HS XV milia dare coacti sunt. Etiamsi,id quod maxime vis posses probare haec ad servum tuum lucra venisse, nihil te attigisse, tamen hae pecuniae,per vim atque iniuram tuam erptae,tibi fraudi et damnationi esse deberent, cum vero hoc nemini persuadere possis te tam amentem fuisse ut servum hominem tuo periculo, divitem fieri velles omnibus manifestum est hanc tibi omnem pecuniam quaesitam esse. Patiemini, iudices, ab sociis, ab aratoribus populi Romani, ab iis qui vobis laborant, vobis serviunt, ab his per summam iniuram omniam ablata esse?
TRADUZIONE
Anche questo stato tanto piccolo,separato dalla Sicilia, collocato su un'isola incolta e insignificante, è stato per te (motivo) di bottino e di guadagno ? Dal momento che tu hai dato in dono l'intera isola a uno dei tuoi compagni (così) come (se fosse) un regalino, anche a questa, così come agli abitanti del mediterraneo, venivano riscossi/detratti i profitti del frumento? Perché? E' forse vero ke gli Aliciensi, i cui abitanti danno la decima parte, i cui abitanti stessi hanno i campi esenti (dalle tasse), sono costretti a dare quindici mila al tuo servo Turpione? Se tu potessi provare ciò che tu soprattutto vuoi , (cioé che) questi profitti sono arrivati agli esattori della decima,che niente ti ha toccato tuttavia questi denari dovrebbero essere stati presi attraverso la tua violenza e la tua offesa e dovrebbero esserti consegnati con l'inganno e con la condanna; visto ke invero nn puoi convincere nessuno di ciô,cioé del fatto ke tu sei stato tanto folle,da volere che Apronio e turpione,uomini servi, diventassero ricchi con il pericolo tuo e dei tuoi figli, ritieni (davvero) ke nessuno avrebbe dubitato che a quegli emissari/agenti è stato richiesto tutto il denaro per te?
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