TESTO ORIGINALE
C. Mario propter Cimbrici belli metum continuatus per complures annos magistratus est: iterum et tertium obsens consul creatus, quartum quoque consulatum consecutus est ; summa vi oppugnata a Teutonis castra defendit; duobus deinde proeliis circa Aquas Sextiam eos hostes delevit, in quibus caesa traduntur hostium duecenta milia, capta nonaginta. Marius obsens quintum consul creatus sest; triumphum oblatum, donec et(=etiam) Cimbros vinceret, distulit. Cimbri, repuso ab Alpibus fugatoque Q. Catulo proconsole, cum in Italiamtraiecisset, iunctis eiusdem Cauli et C. Marii exercitibus, proelio victi sunt ab eis, in quo caesa traduntur hostium centum et quadraginta milia, capta sexaginta. Marius, totius civitatis consensu expectus, pro duobus triumphis, qui offerebantur, uno contentus fuit. Priomes civitatis conservatam ab eo rem publicam fatebantur.
TRADUZIONE
A Gaio Mario, per il timore della Guerra contro i Cimbri, la magistratura fu prorogata per parecchi anni; eletto console per la seconda e la terza volta senza che si presentasse (lett. "assente"), ottenne anche un quarto consolato; difese l'accampamento assediato con somma ostinazione (lett. forza ) dai Teutoni, poi sbaragliò quei nemici con due battaglie intorno ad Aquae Sextiae nelle quali si tramanda che duecentomila nemici furono uccisi, novanta[mila] catturati. Mario fu eletto console per la quinta volta in assenza (scil., da Roma); gli fu offerto il trionfo, [lo] differì finché vincesse anche i Cimbri.
I Cimbri, dopo che era stato ricacciato e messo in fuga dalle Alpi il proconsole Q. Catulo, dopo che erano passati in Italia, una volta unitisi gli eserciti del medesimo Catulo e di C. Mario, furono da essi vinti in una battaglia nella quale si tramanda che furono uccisi centoquarantamila nemici, catturati sessanta[mila]. Mario, attesodal consenso dell'intera cittadinanza, al posto dei due trionfi che [gli] venivano offerti, si accontentò di uno solo.I maggiori della città riconoscevano che lo Stato era stato salvato da lui.
Visualizzazione post con etichetta T. Livio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta T. Livio. Mostra tutti i post
sabato 22 gennaio 2011
La fine di Cartagine (146 a.C.)
TESTO ORIGINALE
Carthago, in circuitu milia viginti tria passuum patens, magno labore obsessa et capta est a Scipione consule, cui Africa provincia data erat. Carthaginienses portu novo, quia vetus obstructus a Scipione erat, facto et contracta clam exiguo tempore ampla classe, infeliciter navali proelio pugnaverunt. Hasdrubalis quoque ducis eorum castra exercitu deleta sunt a Scipione, qui tandem urbem expugnavit septingentesimo anno postquam erat condita. Spoliorum maior pars Siculis, quibus ablata erant, reddita. Ultimo urbis excidio, cum se Hasdrubal Scipioni dedisset, uxor eius, quae paucis ante diebus de marito impetrare non potuerat ut ad victorem transfugerent, in medium se flagrantis urbis incendium cum duobus liberis ex arce praecipitavit. Scipio, exemplo patris sui naturalis Aemilii Pauli, qui Macedoniam vicerat, ludos fecit.
TRADUZIONE
Cartagine, che si estende nel circuito di ventitremila passi, fu assediata con grande fatica e presa dal console Scipione, a cui venne data la provincia dell'Africa. I Cartaginesi costruito il nuovo porto, poichè il vecchio era stato distrutto da Scipione, e radunata di nascosta in poco tempo un'ampia flotta, combatterono felicemente in una battaglia navale. Con l'esercito da Scipione venne distrutto anche l'accampamento di Asdrubale, che infine espugnò la città nel settecentesimo anno dopo che fu fondata. La maggior parte delle spoglie vennero date ai Siciliani, ai quali erano state sottratte. Nell'ultima distruzione della città, Asdrubale essendosi consegnato a Scipione, sua moglie, che pochi giorni prima non aveva potuto prevalere sul marito affinchè questo fuggisse verso il nemico, alla fine si gettò con i due figli dalla rocca in mezzo all'incendio della città che bruciava. Scipione, per l'esempio del suo padre naturale Emilio Paolo, che aveva vinto la Macedonia, fece giochi.
Carthago, in circuitu milia viginti tria passuum patens, magno labore obsessa et capta est a Scipione consule, cui Africa provincia data erat. Carthaginienses portu novo, quia vetus obstructus a Scipione erat, facto et contracta clam exiguo tempore ampla classe, infeliciter navali proelio pugnaverunt. Hasdrubalis quoque ducis eorum castra exercitu deleta sunt a Scipione, qui tandem urbem expugnavit septingentesimo anno postquam erat condita. Spoliorum maior pars Siculis, quibus ablata erant, reddita. Ultimo urbis excidio, cum se Hasdrubal Scipioni dedisset, uxor eius, quae paucis ante diebus de marito impetrare non potuerat ut ad victorem transfugerent, in medium se flagrantis urbis incendium cum duobus liberis ex arce praecipitavit. Scipio, exemplo patris sui naturalis Aemilii Pauli, qui Macedoniam vicerat, ludos fecit.
TRADUZIONE
Cartagine, che si estende nel circuito di ventitremila passi, fu assediata con grande fatica e presa dal console Scipione, a cui venne data la provincia dell'Africa. I Cartaginesi costruito il nuovo porto, poichè il vecchio era stato distrutto da Scipione, e radunata di nascosta in poco tempo un'ampia flotta, combatterono felicemente in una battaglia navale. Con l'esercito da Scipione venne distrutto anche l'accampamento di Asdrubale, che infine espugnò la città nel settecentesimo anno dopo che fu fondata. La maggior parte delle spoglie vennero date ai Siciliani, ai quali erano state sottratte. Nell'ultima distruzione della città, Asdrubale essendosi consegnato a Scipione, sua moglie, che pochi giorni prima non aveva potuto prevalere sul marito affinchè questo fuggisse verso il nemico, alla fine si gettò con i due figli dalla rocca in mezzo all'incendio della città che bruciava. Scipione, per l'esempio del suo padre naturale Emilio Paolo, che aveva vinto la Macedonia, fece giochi.
Ultimatum dei Romani respinti dai cartaginesi
TESTO ORIGINALE
Legati triginta Romam venerunt, per quos se Carthaginienses dedebant. Catonis sententia devicit, ut in decreto perstaretur et ut consules quam primum ad bellum proficiscerentur; qui ubi in Africam transierunt, acceptis, quos imperaverant, trecentis obsidibus et armis omnibusque instrumentis bellicis, si qua Carthagine erant, tunc, cum ex auctoritate patrum iuberent ut in alio loco, dum a mari decem milia passum, ne minus, remoto, oppidum facerent, indignitate rei ad bellandum Carthaginienses compulerunt. Obsideri opuugnarique coepta est carthago ab L.Marcio M'. Manilio consulibus.In qua oppugnatione cum neglectos ab una parte muros duo tribuni temere cum cohortibus suis irrupissent et ab oppidanis graviter caederentur, a Scipione Africano expliciti sunt; per quem et castellum romanorum, quod nocte carthaginienses expugnaverant, paucis equitibus iuvantibus, liberatum est.
TRADUZIONE
Trenta legati giunsero a Roma, tramite i quali i Cartaginesi si arrendevano. Vinse il parere di Catone che si restasse a quanto era stato decretato (lett. nel decreto) e che i consoli quanto prima partissero per la guerra; i quali (consoli) quando passarono in Africa, presi i trecento ostaggi, che si era imposto di consegnare (Obsides imperare = ordinare la consegna di ostaggi), e le armi e tutti gli strumenti bellici, se pure ve ne erano a Cartagine, allora, ordinando per autorità del senato (lett. dei padri) che costruissero la città lontano dal mare diecimila passi e non meno, per l’indegnità della cosa spinsero i Cartaginesi a combattere. Da parte dei consoli Lucio Marcio e Manlio Manilio si cominciò ad assediare e ad occupare Cartagine. In tale assedio (lett. Nel quale assedio) avendo due tribuni fatto temerariamente irruzione con le loro coorti dalle mura abbandonate da una parte ed essendo, gravemente battuti dai cittadini, furono salvati da Scipione l’Africano; per suo merito anche la fortificazione dei Romani, che di notte i Cartaginesi avevano espugnato, fu liberata con l’ausilio di pochi cavalieri
Legati triginta Romam venerunt, per quos se Carthaginienses dedebant. Catonis sententia devicit, ut in decreto perstaretur et ut consules quam primum ad bellum proficiscerentur; qui ubi in Africam transierunt, acceptis, quos imperaverant, trecentis obsidibus et armis omnibusque instrumentis bellicis, si qua Carthagine erant, tunc, cum ex auctoritate patrum iuberent ut in alio loco, dum a mari decem milia passum, ne minus, remoto, oppidum facerent, indignitate rei ad bellandum Carthaginienses compulerunt. Obsideri opuugnarique coepta est carthago ab L.Marcio M'. Manilio consulibus.In qua oppugnatione cum neglectos ab una parte muros duo tribuni temere cum cohortibus suis irrupissent et ab oppidanis graviter caederentur, a Scipione Africano expliciti sunt; per quem et castellum romanorum, quod nocte carthaginienses expugnaverant, paucis equitibus iuvantibus, liberatum est.
TRADUZIONE
Trenta legati giunsero a Roma, tramite i quali i Cartaginesi si arrendevano. Vinse il parere di Catone che si restasse a quanto era stato decretato (lett. nel decreto) e che i consoli quanto prima partissero per la guerra; i quali (consoli) quando passarono in Africa, presi i trecento ostaggi, che si era imposto di consegnare (Obsides imperare = ordinare la consegna di ostaggi), e le armi e tutti gli strumenti bellici, se pure ve ne erano a Cartagine, allora, ordinando per autorità del senato (lett. dei padri) che costruissero la città lontano dal mare diecimila passi e non meno, per l’indegnità della cosa spinsero i Cartaginesi a combattere. Da parte dei consoli Lucio Marcio e Manlio Manilio si cominciò ad assediare e ad occupare Cartagine. In tale assedio (lett. Nel quale assedio) avendo due tribuni fatto temerariamente irruzione con le loro coorti dalle mura abbandonate da una parte ed essendo, gravemente battuti dai cittadini, furono salvati da Scipione l’Africano; per suo merito anche la fortificazione dei Romani, che di notte i Cartaginesi avevano espugnato, fu liberata con l’ausilio di pochi cavalieri
inizio della terza guerra punica
TESTO ORIGINALE
Tertii Punici belli initium altero et sexcentesimo anno ab urbe condita, intra quintum annum quam eram coeptum , consummati.Inter M.Porcium Catonem et Scipionem Nasicam, quorum alter sapientissimus vir in civitate habebatur, alter optimus etiam a senatu iudicatus erat , diversis certatum sententiis est, Catone suadente bellum , et ut tolleretur delereturque Carthago, Nasica dissuadente. Placuit tamen , quod contra foedus naveshaberent, quod exercitus extra fines duxissent , quod socio populi Romani et amico Massinissae arma intulissent, quod filium eius Gulussam, qui cum legatis romanis erat, in oppidum non recepissent, bellum iis indici.Priusquam ullae copiae in naves imponerentur, Uticenses legati Roman venerunt, se suaque omnia dedentes.Ea legatio, veluti omnem grata patribus,acerba Carthaginiensibus fuit.
TRADUZIONE
L'inizio della terza guerra punica finita entro 5 anni dacchè era cominciata, fu nell'anno 602 dalla fondazione di Roma. Tra Marco Porcio Catone E Scipione Nosica, dei quali l'uno era considerato uomo molto sapiente tra la cittadinanza, anche l'altro era giudicato molto illustre dal senato, ci fu disputa per diverse opinioni, Catone consigliando la guerra , affinchè Cartagine fosse distrutta e annientata, Nasica sconsigliandola. Tuttavia si decise che la guerra sarebbe stata dichiarata a quelli perchè contro il trattato di alleanza costruivano navi; perchè avevano portato gli eserciti fuori dai confini, perchè avevano portato la guerra a Massinissa alleato e amico del popolo romani, perchè non avevano accolto suo figlio Golasse che si trovava con i legati romani. Prima che nessuna truppa fosse salita sulle navi, andarono a Roma ambasciatori di Utica, offrendo se stessi e tutti i loro beni. Questa ambasciata, fu come un presagio piacevole per il senato, fu (un presagio) amaro per i Cartaginesi.
Tertii Punici belli initium altero et sexcentesimo anno ab urbe condita, intra quintum annum quam eram coeptum , consummati.Inter M.Porcium Catonem et Scipionem Nasicam, quorum alter sapientissimus vir in civitate habebatur, alter optimus etiam a senatu iudicatus erat , diversis certatum sententiis est, Catone suadente bellum , et ut tolleretur delereturque Carthago, Nasica dissuadente. Placuit tamen , quod contra foedus naveshaberent, quod exercitus extra fines duxissent , quod socio populi Romani et amico Massinissae arma intulissent, quod filium eius Gulussam, qui cum legatis romanis erat, in oppidum non recepissent, bellum iis indici.Priusquam ullae copiae in naves imponerentur, Uticenses legati Roman venerunt, se suaque omnia dedentes.Ea legatio, veluti omnem grata patribus,acerba Carthaginiensibus fuit.
TRADUZIONE
L'inizio della terza guerra punica finita entro 5 anni dacchè era cominciata, fu nell'anno 602 dalla fondazione di Roma. Tra Marco Porcio Catone E Scipione Nosica, dei quali l'uno era considerato uomo molto sapiente tra la cittadinanza, anche l'altro era giudicato molto illustre dal senato, ci fu disputa per diverse opinioni, Catone consigliando la guerra , affinchè Cartagine fosse distrutta e annientata, Nasica sconsigliandola. Tuttavia si decise che la guerra sarebbe stata dichiarata a quelli perchè contro il trattato di alleanza costruivano navi; perchè avevano portato gli eserciti fuori dai confini, perchè avevano portato la guerra a Massinissa alleato e amico del popolo romani, perchè non avevano accolto suo figlio Golasse che si trovava con i legati romani. Prima che nessuna truppa fosse salita sulle navi, andarono a Roma ambasciatori di Utica, offrendo se stessi e tutti i loro beni. Questa ambasciata, fu come un presagio piacevole per il senato, fu (un presagio) amaro per i Cartaginesi.
Iscriviti a:
Post
(
Atom
)