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mercoledì 2 febbraio 2011

Cesare costretto a una battaglia fratricida

 TESTO ORIGINALE

Caesar contra Pompeium constitit. Simul his rebus animadversis, quas demonstravimus, timens, ne a multitudine equitum dextrum cornu circumveniretur, celeriter ex tertia acie singulas cohortes detraxit atque ex his quartam instituit equitatuique opposuit et, quid fieri vellet, ostendit monuitque eius diei victoriam in earum cohortium virtute constare. Simul tertiae aciei totique exercitui imperavit, ne iniussu suo concurreret: se, cum id fieri vellet, vexillo signum daturum. Exercitum cum militari more ad pugnam cohortaretur suaque in eum perpetui temporis officia praedicaret, imprimis commemoravit: testibus se militibus uti posse, quanto studio pacem petisset; quae per Vatinium in colloquiis, quae per Aulum Clodium eum Scipione egisset, quibus modis ad Oricum cum Libone de mittendis legatis contendisset. Neque se umquam abuti militum sanguine neque rem publicam alterutro exercitu privare voluisse. Hac habita oratione exposcentibus militibus et studio pugnae ardentibus tuba signum dedit.


TRADUZIONE

Cesare si era posto personalmente contro Pompeo. Essendosi accorto degli svantaggi, poiché temeva che l’ala destra venisse circondata da un gran numero di cavalieri, estrasse rapidamente dalla terza fila, una ad una delle corti e con queste ne costituì una quarta contrapponendosi così (alla) cavalleria, e come suo desiderio mostrò e ricordò che la vittoria per quell’occasione dipendeva dal valore di queste corti; Comandava contemporaneamente la terza linea e l’esercito intero, affinché non corressero all’attacco senza suo ordine; poiché voleva che si Attenessero al suo ordine, egli avrebbe dato il segnale con la bandiera. Mentre secondo l’usanza militare incitava l’esercito a combattere ed diceva quali fossero stati da sempre i suoi servizi in questo e in primo luogo ricordò che avrebbe potuto chiamare soldati per provare con quanto impegno avesse ricercato la pace, quale fosse l’argomento di conversazione attraverso Vatinio; o Aulo Clodio con Scipione e come avesse insistito con Libone mandare degli ambasciatori ad Drico. Di non aver mai tratto alcun vantaggio disparendo il sangue dei soldati e di non essere mai stato intenzionato a privare lo stato di uno dei suoi due eserciti. Tenuto questo discorso, diede ai soldati che lo richiedevano e desiderosi di combattere il segnale con la tromba.

sabato 22 gennaio 2011

La battaglia di Parigi

TESTO ORIGINALE

Labienus milites cohortatus ut suae pristinae virtutis et  secundissimorum proeliorum retinerent memoriam atque ipsum Caesarem, cuius ductu  saepe numero hostes superassent, praesentem adesse existimarent, dat signum  proeli. Primo concursu ab dextro cornu, ubi septima legio constiterat, hostes  pelluntur atque in fugam coniciuntur; ab sinistro, quem locum duodecima legio  tenebat, cum primi ordines hostium transfixi telis concidissent, tamen acerrime  reliqui resistebant, nec dabat suspicionem fugae quisquam. Ipse dux hostium  Camulogenus suis aderat atque eos cohortabatur. Incerto nunc etiam exitu  victoriae, cum septimae legionis tribunis esset nuntiatum quae in sinistro cornu  gererentur, post tergum hostium legionem ostenderunt signaque intulerunt. Ne eo  quidem tempore quisquam loco cessit, sed circumventi omnes interfectique sunt.  Eandem fortunam tulit Camulogenus. At ei qui praesidio contra castra Labieni  erant relicti, cum proelium commissum audissent, subsidio suis ierunt collemque  ceperunt, neque nostrorum militum victorum impetum sustinere potuerunt. Sic cum  suis fugientibus permixti, quos non silvae montesque texerunt, ab equitatu sunt  interfecti.


TRADUZIONE

Labieno esorta i soldati a ricordarsi dell'antico valore e  delle loro grandissime vittorie, a far conto che fosse presente Cesare in  persona, sotto la cui guida tante volte avevano battuto il nemico. Quindi, dà il  segnale d'attacco. Al primo assalto, all'ala destra, dove era schierata la  settima legione, il nemico viene respinto e costretto alla fuga; sulla sinistra,  settore presidiato dalla dodicesima legione, le prime file dei Galli erano  cadute sotto i colpi dei giavellotti, ma gli altri resistevano con estrema  tenacia e nessuno dava segni di fuga. Il comandante nemico stesso, Camulogeno,  stava al fianco dei suoi e li incoraggiava. E l'esito dello scontro era ancora  incerto, quando ai tribuni militari della settima legione venne riferito come  andavano le cose all'ala sinistra: la legione comparve alle spalle del nemico e  si lanciò all'attacco. Nessuno dei Galli, neppure allora, abbandonò il proprio  posto, ma tutti vennero circondati e uccisi. La stessa sorte toccò a Camulogeno.  I soldati nemici rimasti come presidio di fronte al campo di Labieno, non appena  seppero che si stava combattendo, mossero in aiuto dei loro e si attestarono su  un colle, ma non riuscirono a resistere all'assalto dei nostri vittoriosi. Così,  si unirono agli altri in fuga: chi non trovò riparo nelle selve o sui monti,  venne massacrato dalla nostra cavalleria.