TESTO ORIGINALE
Labienus milites cohortatus ut suae pristinae virtutis et secundissimorum proeliorum retinerent memoriam atque ipsum Caesarem, cuius ductu saepe numero hostes superassent, praesentem adesse existimarent, dat signum proeli. Primo concursu ab dextro cornu, ubi septima legio constiterat, hostes pelluntur atque in fugam coniciuntur; ab sinistro, quem locum duodecima legio tenebat, cum primi ordines hostium transfixi telis concidissent, tamen acerrime reliqui resistebant, nec dabat suspicionem fugae quisquam. Ipse dux hostium Camulogenus suis aderat atque eos cohortabatur. Incerto nunc etiam exitu victoriae, cum septimae legionis tribunis esset nuntiatum quae in sinistro cornu gererentur, post tergum hostium legionem ostenderunt signaque intulerunt. Ne eo quidem tempore quisquam loco cessit, sed circumventi omnes interfectique sunt. Eandem fortunam tulit Camulogenus. At ei qui praesidio contra castra Labieni erant relicti, cum proelium commissum audissent, subsidio suis ierunt collemque ceperunt, neque nostrorum militum victorum impetum sustinere potuerunt. Sic cum suis fugientibus permixti, quos non silvae montesque texerunt, ab equitatu sunt interfecti.
TRADUZIONE
Labieno esorta i soldati a ricordarsi dell'antico valore e delle loro grandissime vittorie, a far conto che fosse presente Cesare in persona, sotto la cui guida tante volte avevano battuto il nemico. Quindi, dà il segnale d'attacco. Al primo assalto, all'ala destra, dove era schierata la settima legione, il nemico viene respinto e costretto alla fuga; sulla sinistra, settore presidiato dalla dodicesima legione, le prime file dei Galli erano cadute sotto i colpi dei giavellotti, ma gli altri resistevano con estrema tenacia e nessuno dava segni di fuga. Il comandante nemico stesso, Camulogeno, stava al fianco dei suoi e li incoraggiava. E l'esito dello scontro era ancora incerto, quando ai tribuni militari della settima legione venne riferito come andavano le cose all'ala sinistra: la legione comparve alle spalle del nemico e si lanciò all'attacco. Nessuno dei Galli, neppure allora, abbandonò il proprio posto, ma tutti vennero circondati e uccisi. La stessa sorte toccò a Camulogeno. I soldati nemici rimasti come presidio di fronte al campo di Labieno, non appena seppero che si stava combattendo, mossero in aiuto dei loro e si attestarono su un colle, ma non riuscirono a resistere all'assalto dei nostri vittoriosi. Così, si unirono agli altri in fuga: chi non trovò riparo nelle selve o sui monti, venne massacrato dalla nostra cavalleria.
sabato 22 gennaio 2011
Damone, Finzia e Dionigi
TESTO ORIGINALE
Inizio: Damon et Phintias philosophi Pythagorei virique eximiae
Fine: tertium in societatem amicitiae reciperent.
TRADUZIONE
Damone e finzia, discepoli della disciplina pitagorica, avevano stretto tra di loro una fedelissima amicizia. Infatti, avendo il tiranno di Siracusa Dioniso ordinato che uno di questi fosse ammazzato ed avendo quello ottenuto dal tiranno del tempo per sistemare le sue cose . partito verso casa , prima di esporsi alla morte, l’altro si fece garante col tiranno del suo ritorno. Era stato liberato dal pericolo di morte il giovane che già aveva tenuto la testa posta sotto la spada del carnefice; gli aveva posto sotto la sua testa colui che avrebbe potuto vivere con tranquillità. Tutti dunque e soprattutto Dioniso osservavano il risultato di quel fatto insolito ed incerto. Avvicinandosi poi il giorno stabilito e non tornando quello, ciascuno accusava di stoltezza un garante tanto sconsiderato. Ma quel giovane andava dicendo di non temere affatto riguardo alla fermezza dell’amico. D’altra parte nel medesimo momento ed ora stabilita da Dioniso sopraggiunse l’ amico. Il tiranno avendo ammirato il coraggio di entrambi, condonò il supplizio e inoltre li pregò di accoglierlo come terzo nel loro patto di amicizia.
Inizio: Damon et Phintias philosophi Pythagorei virique eximiae
Fine: tertium in societatem amicitiae reciperent.
TRADUZIONE
Damone e finzia, discepoli della disciplina pitagorica, avevano stretto tra di loro una fedelissima amicizia. Infatti, avendo il tiranno di Siracusa Dioniso ordinato che uno di questi fosse ammazzato ed avendo quello ottenuto dal tiranno del tempo per sistemare le sue cose . partito verso casa , prima di esporsi alla morte, l’altro si fece garante col tiranno del suo ritorno. Era stato liberato dal pericolo di morte il giovane che già aveva tenuto la testa posta sotto la spada del carnefice; gli aveva posto sotto la sua testa colui che avrebbe potuto vivere con tranquillità. Tutti dunque e soprattutto Dioniso osservavano il risultato di quel fatto insolito ed incerto. Avvicinandosi poi il giorno stabilito e non tornando quello, ciascuno accusava di stoltezza un garante tanto sconsiderato. Ma quel giovane andava dicendo di non temere affatto riguardo alla fermezza dell’amico. D’altra parte nel medesimo momento ed ora stabilita da Dioniso sopraggiunse l’ amico. Il tiranno avendo ammirato il coraggio di entrambi, condonò il supplizio e inoltre li pregò di accoglierlo come terzo nel loro patto di amicizia.
Ruberie di un governatore della Sicilia
TESTO ORIGINALE
Lipara, tam parva civitas, tam remota, seiuncta a Sicilia, in insula inculta tenuique posita, praedae tibi et questui fuit;hanc totam insulam cuidam tuorum sodalium, sicut aliquod minusculum.tu condonaras. Halicyenses, qui agros immunes habent, Turpioni, servo tuo, HS XV milia dare coacti sunt. Etiamsi,id quod maxime vis posses probare haec ad servum tuum lucra venisse, nihil te attigisse, tamen hae pecuniae,per vim atque iniuram tuam erptae,tibi fraudi et damnationi esse deberent, cum vero hoc nemini persuadere possis te tam amentem fuisse ut servum hominem tuo periculo, divitem fieri velles omnibus manifestum est hanc tibi omnem pecuniam quaesitam esse. Patiemini, iudices, ab sociis, ab aratoribus populi Romani, ab iis qui vobis laborant, vobis serviunt, ab his per summam iniuram omniam ablata esse?
TRADUZIONE
Anche questo stato tanto piccolo,separato dalla Sicilia, collocato su un'isola incolta e insignificante, è stato per te (motivo) di bottino e di guadagno ? Dal momento che tu hai dato in dono l'intera isola a uno dei tuoi compagni (così) come (se fosse) un regalino, anche a questa, così come agli abitanti del mediterraneo, venivano riscossi/detratti i profitti del frumento? Perché? E' forse vero ke gli Aliciensi, i cui abitanti danno la decima parte, i cui abitanti stessi hanno i campi esenti (dalle tasse), sono costretti a dare quindici mila al tuo servo Turpione? Se tu potessi provare ciò che tu soprattutto vuoi , (cioé che) questi profitti sono arrivati agli esattori della decima,che niente ti ha toccato tuttavia questi denari dovrebbero essere stati presi attraverso la tua violenza e la tua offesa e dovrebbero esserti consegnati con l'inganno e con la condanna; visto ke invero nn puoi convincere nessuno di ciô,cioé del fatto ke tu sei stato tanto folle,da volere che Apronio e turpione,uomini servi, diventassero ricchi con il pericolo tuo e dei tuoi figli, ritieni (davvero) ke nessuno avrebbe dubitato che a quegli emissari/agenti è stato richiesto tutto il denaro per te?
Lipara, tam parva civitas, tam remota, seiuncta a Sicilia, in insula inculta tenuique posita, praedae tibi et questui fuit;hanc totam insulam cuidam tuorum sodalium, sicut aliquod minusculum.tu condonaras. Halicyenses, qui agros immunes habent, Turpioni, servo tuo, HS XV milia dare coacti sunt. Etiamsi,id quod maxime vis posses probare haec ad servum tuum lucra venisse, nihil te attigisse, tamen hae pecuniae,per vim atque iniuram tuam erptae,tibi fraudi et damnationi esse deberent, cum vero hoc nemini persuadere possis te tam amentem fuisse ut servum hominem tuo periculo, divitem fieri velles omnibus manifestum est hanc tibi omnem pecuniam quaesitam esse. Patiemini, iudices, ab sociis, ab aratoribus populi Romani, ab iis qui vobis laborant, vobis serviunt, ab his per summam iniuram omniam ablata esse?
TRADUZIONE
Anche questo stato tanto piccolo,separato dalla Sicilia, collocato su un'isola incolta e insignificante, è stato per te (motivo) di bottino e di guadagno ? Dal momento che tu hai dato in dono l'intera isola a uno dei tuoi compagni (così) come (se fosse) un regalino, anche a questa, così come agli abitanti del mediterraneo, venivano riscossi/detratti i profitti del frumento? Perché? E' forse vero ke gli Aliciensi, i cui abitanti danno la decima parte, i cui abitanti stessi hanno i campi esenti (dalle tasse), sono costretti a dare quindici mila al tuo servo Turpione? Se tu potessi provare ciò che tu soprattutto vuoi , (cioé che) questi profitti sono arrivati agli esattori della decima,che niente ti ha toccato tuttavia questi denari dovrebbero essere stati presi attraverso la tua violenza e la tua offesa e dovrebbero esserti consegnati con l'inganno e con la condanna; visto ke invero nn puoi convincere nessuno di ciô,cioé del fatto ke tu sei stato tanto folle,da volere che Apronio e turpione,uomini servi, diventassero ricchi con il pericolo tuo e dei tuoi figli, ritieni (davvero) ke nessuno avrebbe dubitato che a quegli emissari/agenti è stato richiesto tutto il denaro per te?
Eumene, governatore della Cappadocia
TESTO ORIGINALE
Alexandro Babylone mortuo cum regna singulis familiaribus dispertirentur et summa rerum tradita esset tuenda eidem, cui Alexander moriens anulum suum dederat, Perdiccae - ex quo omnes coniecerant eum regnum ei commisisse, quoad liberi eius in suam tutelam pervenissent: aberat enim Crateros et Antipater, qui antecedere hunc videbantur; mortuus erat Hephaestio, quem unum Alexander, quod facile intellegi posset, plurimi fecerat -, hoc tempore data est Eumeni Cappadocia sive potius dicta: nam tum in hostium erat potestate. Hunc sibi Perdiccas adiunxerat magno studio, quod in homine iidem et industriam magnam videbat, non dubitans, si eum pellexisset, magno usui fore sibi in iis rebus, quas apparabat. Cogitabat enim, quod fere omnes in magnis imperiis concupiscunt, omnium partis corripere atque complecti. Neque vero hoc ille solus fecit, sed ceteri quoque omnes, qui Alexandri fuerant amici. Primus Leonnatus Macedoniam praeoccupare destinavit. Hic multis magnisque pollicitationibus persuadere Eumeni studuit, ut Perdiccam desereret ac secum faceret societatem. Cum perducere eum non posset, interficere conatus est; et fecisset, nisi ille clam noctu ex praesidiis eius effugisset.
TRADUZIONE
Dopo la morte di Alessandro a Babilonia, le province del re furono spartite tra i suoi intimi e il supremo potere fu affidato a Perdicca, cui Alessandro morendo aveva dato il suo anello; dal che tutti avevano dedotto che avesse affidato a lui il regno, finché i suoi figli fossero usciti di tutela; Crátero e Antípatro infatti, che sembravano venir prima di quello, erano assenti; Efestione, che Alessandro (come si poteva facilmente capire) aveva stimato più di tutti, era morto; in quella circostanza fu consegnata ad Eumene la Cappadocia, o meglio assegnata: infatti era allora in potere dei nemici. Perdicca aveva messo tutto il suo impegno per trarlo dalla sua parte, perché vedeva la grande lealtà ed energia di quell'uomo e non dubitava che se avesse conquistato la sua amicizia, gli sarebbe stato di grande aiuto nei progetti che stava elaborando. Pensava infatti, quello, che all'incirca tutti desiderano nei grandi imperi, impadronirsi e riunire sotto di sé le parti di tutti. Ed invero non tentò di far così solo lui, bensì anche tutti gli altri che erano stati amici di Alessandro. Per primo Leonnato progettò di occupare la Macedonia. Egli con molte e grandi promesse cercò di persuadere Eumene a lasciare Perdicca ed a fare alleanza con lui. Non potendolo portare dalla sua parte, tentò di ucciderlo e l'avrebbe fatto se quello di nascosto, nottetempo, non fosse fuggito dai suoi presidi.
Alexandro Babylone mortuo cum regna singulis familiaribus dispertirentur et summa rerum tradita esset tuenda eidem, cui Alexander moriens anulum suum dederat, Perdiccae - ex quo omnes coniecerant eum regnum ei commisisse, quoad liberi eius in suam tutelam pervenissent: aberat enim Crateros et Antipater, qui antecedere hunc videbantur; mortuus erat Hephaestio, quem unum Alexander, quod facile intellegi posset, plurimi fecerat -, hoc tempore data est Eumeni Cappadocia sive potius dicta: nam tum in hostium erat potestate. Hunc sibi Perdiccas adiunxerat magno studio, quod in homine iidem et industriam magnam videbat, non dubitans, si eum pellexisset, magno usui fore sibi in iis rebus, quas apparabat. Cogitabat enim, quod fere omnes in magnis imperiis concupiscunt, omnium partis corripere atque complecti. Neque vero hoc ille solus fecit, sed ceteri quoque omnes, qui Alexandri fuerant amici. Primus Leonnatus Macedoniam praeoccupare destinavit. Hic multis magnisque pollicitationibus persuadere Eumeni studuit, ut Perdiccam desereret ac secum faceret societatem. Cum perducere eum non posset, interficere conatus est; et fecisset, nisi ille clam noctu ex praesidiis eius effugisset.
TRADUZIONE
Dopo la morte di Alessandro a Babilonia, le province del re furono spartite tra i suoi intimi e il supremo potere fu affidato a Perdicca, cui Alessandro morendo aveva dato il suo anello; dal che tutti avevano dedotto che avesse affidato a lui il regno, finché i suoi figli fossero usciti di tutela; Crátero e Antípatro infatti, che sembravano venir prima di quello, erano assenti; Efestione, che Alessandro (come si poteva facilmente capire) aveva stimato più di tutti, era morto; in quella circostanza fu consegnata ad Eumene la Cappadocia, o meglio assegnata: infatti era allora in potere dei nemici. Perdicca aveva messo tutto il suo impegno per trarlo dalla sua parte, perché vedeva la grande lealtà ed energia di quell'uomo e non dubitava che se avesse conquistato la sua amicizia, gli sarebbe stato di grande aiuto nei progetti che stava elaborando. Pensava infatti, quello, che all'incirca tutti desiderano nei grandi imperi, impadronirsi e riunire sotto di sé le parti di tutti. Ed invero non tentò di far così solo lui, bensì anche tutti gli altri che erano stati amici di Alessandro. Per primo Leonnato progettò di occupare la Macedonia. Egli con molte e grandi promesse cercò di persuadere Eumene a lasciare Perdicca ed a fare alleanza con lui. Non potendolo portare dalla sua parte, tentò di ucciderlo e l'avrebbe fatto se quello di nascosto, nottetempo, non fosse fuggito dai suoi presidi.
Edipo uccide il padre Laio
TESTO ORIGINALE
Oedipus,postquam ad puberem aetatem pervenit,fortissimus omnium aequalium erat.Itaque multi ei invidebant.Inter epulas ai dixerunt:<< Tu non es Polybii filius>>. Cum suspicaretur eos verum dixisse, Delphos est profectus, ut oraculum consuleret . Hoc respondit << Patrem necabis et matrem uxorem duces>>. Itaque Oedipus patriam et parentes vitare et in aliam terram migrare constituit. In itinere Lius pater ei obviam venit(credo che sia venit xkè nn si legge bene!).Cum comites regis Cedipodem via cedere iuberent, ille non oboedivit. Rex equos incitavit et rota pedem eius oppressit.Tum Oedipus iratus regem , ignorans eum patrem suum esse , de curru detraxit et occidit .Laio occiso ,Creon regnum occupavit
TRADUZIONE
Edipo, dopo che divenne adulto, era il più forte tra i suoi coetanei. Pertanto molti lo invidiavano. Durante il pasto gli dissero: "Tu non sei figlio di Polibo". Sospettando che essi dicessero il vero, partì per Delfi per consultare l'oracolo. Questo rispose: " Ucciderai [tuo] padre e prenderai in moglie [tua] madre". Pertanto Edipo [volle] evitare la patria e i genitori, stabilì di migrare in un'altra terra. Durante il viaggio il padre Laio, gli venne incontro. Quando i soldati del re gli ordinarono di cedere la strada egli non obbedì. Il re incitò i cavalli e con la ruota passò sopra il suo piede. Allora Edipo arrabbiato con il re, ignorando che egli fosse suo padre, lo tirò giù dal carro e lo uccise. Morto Laio, assunse il regno Creonte.
Oedipus,postquam ad puberem aetatem pervenit,fortissimus omnium aequalium erat.Itaque multi ei invidebant.Inter epulas ai dixerunt:<< Tu non es Polybii filius>>. Cum suspicaretur eos verum dixisse, Delphos est profectus, ut oraculum consuleret . Hoc respondit << Patrem necabis et matrem uxorem duces>>. Itaque Oedipus patriam et parentes vitare et in aliam terram migrare constituit. In itinere Lius pater ei obviam venit(credo che sia venit xkè nn si legge bene!).Cum comites regis Cedipodem via cedere iuberent, ille non oboedivit. Rex equos incitavit et rota pedem eius oppressit.Tum Oedipus iratus regem , ignorans eum patrem suum esse , de curru detraxit et occidit .Laio occiso ,Creon regnum occupavit
TRADUZIONE
Edipo, dopo che divenne adulto, era il più forte tra i suoi coetanei. Pertanto molti lo invidiavano. Durante il pasto gli dissero: "Tu non sei figlio di Polibo". Sospettando che essi dicessero il vero, partì per Delfi per consultare l'oracolo. Questo rispose: " Ucciderai [tuo] padre e prenderai in moglie [tua] madre". Pertanto Edipo [volle] evitare la patria e i genitori, stabilì di migrare in un'altra terra. Durante il viaggio il padre Laio, gli venne incontro. Quando i soldati del re gli ordinarono di cedere la strada egli non obbedì. Il re incitò i cavalli e con la ruota passò sopra il suo piede. Allora Edipo arrabbiato con il re, ignorando che egli fosse suo padre, lo tirò giù dal carro e lo uccise. Morto Laio, assunse il regno Creonte.
Grande utilità dei fiumi e dei venti
TESTO ORGINALE
Aegyptum Nilus inrigat, et cum tota aestate obrutam oppletamque tenuit, tum recedit mollitosque et oblimatos agros ad serendum relinquit Mesopotamiam fertilem efficit Euphrates, in quam quotannis quasi novos agros invehit Indus vero, qui est omnium fluminum maximus, non aqua solum agros laetificat et mitigat, sed eos etiam conserit; magnam enim vim seminum secum frumenti similium dicitur deportare. Quam tempestivos autem dedit, quam salutares non modo hominum, sed etiam pecudum generi, is denique omnibus, quae oriuntur e terra, ventos etesias; quorum flatu nimii temperantur calores, ab isdem etiam maritimi cursus celeres et certi diriguntur.
TRADUZIONE
Aegyptum Nilus inrigat, et cum tota aestate obrutam oppletamque tenuit, tum recedit mollitosque et oblimatos agros ad serendum relinquit Mesopotamiam fertilem efficit Euphrates, in quam quotannis quasi novos agros invehit Indus vero, qui est omnium fluminum maximus, non aqua solum agros laetificat et mitigat, sed eos etiam conserit; magnam enim vim seminum secum frumenti similium dicitur deportare. Quam tempestivos autem dedit, quam salutares non modo hominum, sed etiam pecudum generi, is denique omnibus, quae oriuntur e terra, ventos etesias; quorum flatu nimii temperantur calores, ab isdem etiam maritimi cursus celeres et certi diriguntur.
TRADUZIONE
Il Nilo allaga l'Egitto e dopo averlo tenuto sommerso per una intera estate se ne allontana e lascia il terreno, cosi ammorbidito e concimato, pronto per la semina La Mesopotamia deve la sua fertilità all'Eufrate che si può dire introduca ogni anno in quella regione nuovi campi coltivabili L'Indo, il più grande di tutti i fiumi, non si limita ad ammorbidire e a concimare i campi con le sue acque, ma provvede anche a seminarli, se è vero che, a quanto si dice, trascina con sé gran quantità di semi di cereali .E quanto propizio e salutare, e non per gli uomini soltanto ma anche per gli animali e per i vegetali, è il dono dei venti etesii; sono essi che con il loro alitare attenuano gli eccessi del calore estivo e sempre da essi dipende la sicurezza e la celerità delle rotte marine.
Persepoli è incendiata dai Macedoni
TESTO ORIGINALE
Omnes incaluerant mero: itaque surgunt temulenti ad incendendam urbem, cui armati pepercerant. Primus rex ignem regiae iniecit; tum convivae et ministri pelicesque. Multa cedro aedificata erat regia: quae celeriter igne concepto late fudit incendium. Quod ubi exercitus, qui haud procul urbe tendebat, conspexit, fortuitum ratus ad opem ferendam concurrit. Sed ut ad vestibulum regiae ventum est, vident regem ipsum adhuc aggerentem faces. Omissa igitur quam portaverant aqua, ipsi aridam materiem in incendium iacere coeperunt. Hunc exitum habuit regia totius Orientis, unde tot gentes antea iura petebant, patria tot regum, unicus quondam Graeciae terror, molita M navium classem et exercitus, quibus Europa inundata est, Pudebat Macedones tam praeclaram urbem a comissabundo rege deletam esse. Ipsum, ut primum (=appena) mentem quies reddidit, paenituisse constat
TRADUZIONE
Tutti si erano riscaldati per il vino; perciò si alzarono ubriachi per incendiare la città, che in armi avevano risparmiato. Per primo il re appiccò il fuoco alla reggia, poi i commensali, i domestici e le cortigiane. La reggia era stata costruita con gran quantità di cedro, che, innescato il fuoco, propagò rapidamente l'incendio. Quando l'esercito, che era accampato non lontano dalla città, lo vide, credendolo fortuito, accorse in aiuto. Ma quando si giunse al vestibolo della reggia, videro il re in persona che portava delle torce. Abbandonata dunque l'acqua che avevano portato, iniziarono anch’essi a gettare nell'incendio materiale infiammabile. Questa fine ebbe la reggia di tutto quanto l’Oriente, da cui tante genti dapprima chiedevano leggi, patria di tanti re, un tempo unico terrore della Grecia, dopo aver allestito una flotta di mille navi ed eserciti con cui fu invasa l'Europa, ricoperto il mare con un ponte di navi e traforati i monti, nelle cui caverne fu fatto passare il mare . E non risorse più, nemmeno nel lungo periodo che seguì la sua distruzione. Altre città possedettero i re macedoni, che ora posseggono i Parti: di questa non si troverebbero le tracce, se non le evidenziasse il fiume Arasse. Scorreva non lontano dalle mura: gli abitanti dei dintorni ritengono, più che saperlo per certo, che la città fosse stata distante da lì venti stadi.
I Macedoni si vergognavano che una così splendida città fosse stata distrutta da un re gozzovigliante. Pertanto la cosa fu presa sul serio, e si costrinsero a credere che doveva esser distrutta particolarmente in quel modo. Risulta che egli stesso, appena la calma gli restituì la ragione, dopo esser stato annebbiato dall’ebbrezza, si sia pentito
Omnes incaluerant mero: itaque surgunt temulenti ad incendendam urbem, cui armati pepercerant. Primus rex ignem regiae iniecit; tum convivae et ministri pelicesque. Multa cedro aedificata erat regia: quae celeriter igne concepto late fudit incendium. Quod ubi exercitus, qui haud procul urbe tendebat, conspexit, fortuitum ratus ad opem ferendam concurrit. Sed ut ad vestibulum regiae ventum est, vident regem ipsum adhuc aggerentem faces. Omissa igitur quam portaverant aqua, ipsi aridam materiem in incendium iacere coeperunt. Hunc exitum habuit regia totius Orientis, unde tot gentes antea iura petebant, patria tot regum, unicus quondam Graeciae terror, molita M navium classem et exercitus, quibus Europa inundata est, Pudebat Macedones tam praeclaram urbem a comissabundo rege deletam esse. Ipsum, ut primum (=appena) mentem quies reddidit, paenituisse constat
TRADUZIONE
Tutti si erano riscaldati per il vino; perciò si alzarono ubriachi per incendiare la città, che in armi avevano risparmiato. Per primo il re appiccò il fuoco alla reggia, poi i commensali, i domestici e le cortigiane. La reggia era stata costruita con gran quantità di cedro, che, innescato il fuoco, propagò rapidamente l'incendio. Quando l'esercito, che era accampato non lontano dalla città, lo vide, credendolo fortuito, accorse in aiuto. Ma quando si giunse al vestibolo della reggia, videro il re in persona che portava delle torce. Abbandonata dunque l'acqua che avevano portato, iniziarono anch’essi a gettare nell'incendio materiale infiammabile. Questa fine ebbe la reggia di tutto quanto l’Oriente, da cui tante genti dapprima chiedevano leggi, patria di tanti re, un tempo unico terrore della Grecia, dopo aver allestito una flotta di mille navi ed eserciti con cui fu invasa l'Europa, ricoperto il mare con un ponte di navi e traforati i monti, nelle cui caverne fu fatto passare il mare . E non risorse più, nemmeno nel lungo periodo che seguì la sua distruzione. Altre città possedettero i re macedoni, che ora posseggono i Parti: di questa non si troverebbero le tracce, se non le evidenziasse il fiume Arasse. Scorreva non lontano dalle mura: gli abitanti dei dintorni ritengono, più che saperlo per certo, che la città fosse stata distante da lì venti stadi.
I Macedoni si vergognavano che una così splendida città fosse stata distrutta da un re gozzovigliante. Pertanto la cosa fu presa sul serio, e si costrinsero a credere che doveva esser distrutta particolarmente in quel modo. Risulta che egli stesso, appena la calma gli restituì la ragione, dopo esser stato annebbiato dall’ebbrezza, si sia pentito
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